Umidità di risalita: come riconoscerla e quali rimedi funzionano
Umidità di risalita: come riconoscerla, distinguerla dalla condensa e misurarla, quali rimedi agiscono sulla causa e di quali promesse diffidare.
L’umidità di risalita è l’acqua del terreno che sale nei muri per capillarità. Si riconosce da una fascia umida che parte dal pavimento del piano terra e di solito si ferma entro uno o due metri, con il bordo superiore irregolare, l’intonaco che si gonfia o si sbriciola e le macchie bianche dei sali, il «salnitro».
I rimedi che agiscono sulla causa sono di tre tipi: togliere acqua alla base del muro, interrompere la risalita con un taglio o una barriera chimica, aiutare il muro a evaporare. Intonaci speciali, contropareti e deumidificatori curano i sintomi. Nessun sistema va bene per ogni muro: prima si misura, poi si sceglie.
Perché riguarda case a corte e cascine
La risalita è più frequente negli edifici antichi, che spesso hanno fondazioni in muratura e nessuno strato alla base dei muri che fermi l’acqua: lo ricorda EMERISDA, un progetto di ricerca europeo sui rimedi contro la risalita. Lo stesso vale per le case a corte e le cascine della pianura in mattoni pieni, costruite senza vespaio né barriera orizzontale. Il fenomeno è lento: i danni possono comparire anche dopo anni.
Quanto sale l’acqua dipende dal muro, dai sali, dal livello della falda e da quanto il muro evapora. Non serve per forza una falda vicina: basta un terreno umido.
Nella pianura lombarda, poi, ci sono punti in cui la falda arriva fino alla superficie. Il regolamento regionale sull’uso delle acque (r.r. 2/2006, art. 2) definisce i fontanili di pianura come punti in cui l’acqua della falda freatica esce fino al piano campagna, per condizioni locali del terreno e della falda. Il Parco Adda Sud descrive anche le sorgenti al piede delle scarpate che separano la pianura dalla valle dell’Adda, dove la falda superficiale affiora perché cambia la quota del terreno. Sopra le scarpate o su terreni più alti, però, la falda può essere più profonda: un fontanile vicino, da solo, non dice quanto è bagnato il terreno sotto casa.
Come riconoscerla e non confonderla con la condensa
Risalita e condensa lasciano segni diversi.
| Umidità di risalita | Condensa | |
|---|---|---|
| Dove | Alla base dei muri del piano terra, anche di quelli interni | Angoli, soffitti, spallette delle finestre, dietro i mobili, a qualunque piano |
| Forma | Fascia dal pavimento in su, con il bordo superiore irregolare | Macchie e puntini scuri, goccioline su vetri e superfici fredde |
| Cosa si vede | Intonaco gonfio o che si sbriciola, pittura che si stacca, sali bianchi | Muffa, pareti che «sudano» |
| Quando | Tutto l’anno, con variazioni | Soprattutto nei mesi freddi, con finestre chiuse e molta umidità in casa |
I sali lasciati dall’acqua attirano l’umidità dell’aria: una macchia può scurirsi nelle giornate umide anche dove l’acqua dal terreno non sale più. E prima di parlare di risalita vanno escluse le altre fonti: pioggia che entra dalla facciata, perdite di tubi, grondaie e pluviali che scaricano al piede del muro, muri contro terra. Una fascia umida anche sui muri interni del piano terra, lontano da pioggia e tubi, è un indizio di risalita; la muffa negli angoli freddi, invece, di solito è condensa sui ponti termici (vedi l’articolo sul cappotto termico).
Come si misura
Gli strumenti a contatto servono per un primo confronto tra punti diversi. La norma UNI EN 16682, scritta per i beni culturali, li classifica però tra i metodi relativi (resistenza elettrica, capacità) e ne indica le incertezze; tra i metodi assoluti mette quello gravimetrico, o ponderale, e quello al carburo di calcio.
Nel metodo ponderale, secondo la procedura di EMERISDA, si preleva con il trapano un po’ di polvere di muro a più altezze e profondità, lungo una verticale. I campioni, chiusi in contenitori ermetici, si pesano prima e dopo l’essiccazione; una seconda pesata, dopo settimane in aria molto umida, dice quanta acqua è dovuta ai sali. La risalita si riconosce da valori alti in basso, che calano salendo e crescono andando in profondità.
I rimedi, divisi per quello che fanno
EMERISDA raggruppa i rimedi in cinque famiglie, che spesso si combinano.
- Togliere acqua alla base del muro. Sistemare grondaie e pluviali, ridare pendenza al terreno, drenare i muri contro terra. È il primo controllo da fare.
- Fermare la risalita. Con il taglio meccanico si taglia il muro alla base e si inserisce uno strato impermeabile; con la barriera chimica si iniettano in una fila di fori prodotti che rendono la muratura idrorepellente. Le soluzioni più efficaci sono spesso le più invasive, con possibili effetti sulla stabilità: il taglio interviene su muri portanti. Con la barriera chimica il risultato dipende dal prodotto, dal muro (spessore, vuoti, malte) e dall’esecuzione, a partire da quanto è bagnato il muro.
- Aiutare il muro a evaporare. Ventilarne la base e togliere i rivestimenti che lo chiudono: intonaci cementizi, pitture plastiche, piastrelle, marciapiedi addossati. Un muro che non evapora può spingere l’acqua più in alto.
- Sistemi elettrici. Elettrosmosi e altri metodi «elettrocinetici», tra cui i dispositivi «elettrofisici»: dichiarano di agire sul movimento dell’acqua nel muro e sono proposti come alternativa poco invasiva. I dispositivi elettrofisici, scelti anche perché facili da posare, sono sempre più diffusi, ma secondo EMERISDA sono stati poco studiati.
- Curare i sintomi. Intonaci da risanamento, macroporosi o resistenti ai sali; contropareti; deumidificatori. Rendono la stanza più vivibile ma non fermano l’acqua: da soli hanno senso quando sulla causa non si può intervenire.
Attenzione alle promesse
Con un questionario su un campione piccolo e non rappresentativo (51 casi, in gran parte olandesi e belgi), EMERISDA ha raccolto le esperienze di chi aveva trattato la risalita. Spesso chi faceva la diagnosi vendeva anche il rimedio; in circa un quinto dei casi la risalita era stata valutata solo a vista; quando l’efficacia veniva misurata, nella maggior parte dei casi lo facevano produttori e venditori. Quasi metà degli utenti ha riferito che i danni erano ricomparsi. Per questo:
- chiedi misure ponderali prima di scegliere, non solo un’occhiata o uno strumento a contatto;
- fai prevedere fin dall’inizio la misura di controllo, preferibilmente uno o due anni dopo l’intervento, negli stessi punti e nello stesso periodo dell’anno, perché il livello della falda cambia con le stagioni;
- diffida di chi promette di asciugare qualunque muro senza averlo misurato.
Cosa cambia tra Lombardia ed Emilia-Romagna
La tecnica è la stessa. Cambia chi misura la falda: in Lombardia ARPA Lombardia, che nel monitoraggio delle acque sotterranee rileva la soggiacenza, cioè la profondità dell’acqua dal piano campagna; in Emilia-Romagna ARPAE, che sotto la pianura distingue un primo livello di acque sotterranee con falda libera, dello spessore medio di circa 10 metri. Sono dati di contesto: non bastano per giudicare un muro. Se il rimedio tocca le strutture, cambiano anche le regole regionali delle pratiche edilizie.
Quando serve un tecnico
- Per la diagnosi. Senza misure interpretate da un tecnico si rischia di sbagliare causa e rimedio.
- Se il rimedio tocca un muro portante. Il taglio meccanico richiede una valutazione strutturale e può servire una pratica: vedi CILA o SCIA e lo strumento Che permesso serve. Nei centri storici valgono anche le regole del Comune e, per gli edifici vincolati, della Soprintendenza.
- Per l’amianto. Prima di demolizioni, manutenzioni o ristrutturazioni l’impresa deve individuare i materiali che possono contenere amianto (art. 248 del D.Lgs. 81/2008); negli edifici costruiti prima della legge 257 del 1992, se le informazioni mancano, li fa esaminare da un operatore qualificato prima di iniziare (vedi Eternit sul tetto).
- Per le detrazioni. Se e come si possono detrarre le spese lo trovi nella guida al bonus ristrutturazioni e nel calcolatore delle detrazioni.
Se l’umidità è uno dei problemi di una casa da rimettere a posto, nella pagina Ristrutturazioni e restauri trovi come organizziamo i lavori; per intonaci e facciate c’è Rifacimento facciate.
Domande frequenti
Un deumidificatore elettrico risolve l’umidità di risalita?
No: toglie umidità dall’aria della stanza, non ferma l’acqua che sale nel muro. Come gli intonaci da risanamento e le contropareti, può rendere la stanza più vivibile, ma cura i sintomi; per agire sulla causa servono gli interventi alla base del muro.
Posso misurare l’umidità del muro con un igrometro a contatto?
Serve per farsi un’idea e per confrontare punti diversi dello stesso muro. Gli strumenti a resistenza elettrica o a capacità sono però metodi relativi, con incertezze che la norma UNI EN 16682 descrive. Per una diagnosi servono campioni prelevati a più altezze e pesati prima e dopo l’essiccazione, con una seconda pesata che separa l’effetto dei sali.
Dopo l’intervento, quando si vede se ha funzionato?
Un muro asciuga lentamente: il tempo dipende dal tipo di intervento, dallo spessore, dall’umidità di partenza, dai sali e dall’ambiente. Per questo i ricercatori del progetto EMERISDA consigliano di ripetere le misure ponderali preferibilmente uno o due anni dopo l’intervento, negli stessi punti e nello stesso periodo dell’anno della prima misura.
Fonti
- Progetto europeo EMERISDA: efficacia dei metodi contro l’umidità di risalita negli edifici (Journal of Cultural Heritage, vol. 31, 2018; manoscritto accettato, TU Delft)
- Progetto EMERISDA: i metodi elettrocinetici sono adatti contro l’umidità di risalita? (Journal of Cultural Heritage, vol. 31, 2018; scheda e abstract, TU Delft)
- EN 16682:2017 (in Italia UNI EN 16682), metodi assoluti e relativi per misurare l’umidità nei materiali dei beni culturali (scheda SNV, ente svizzero di normazione)
- Regolamento regionale Lombardia 24 marzo 2006, n. 2, art. 2: acque sotterranee e fontanili di pianura (Norme Lombardia)
- Parco Regionale Adda Sud, notiziario «Il Ligustro» n. 9, dicembre 2016: «Classificare le acque che sgorgano dal terreno», pp. 4–5
- ARPA Lombardia: acque sotterranee, stato quantitativo e soggiacenza
- ARPAE Emilia-Romagna: tipologia dei corpi idrici sotterranei (livello freatico superficiale di pianura)
- D.Lgs. 81/2008, art. 248: individuazione della presenza di amianto prima dei lavori (Normattiva)