Cappotto interno o esterno: come si sceglie
Cappotto interno o esterno: quando l’esterno non si può fare, perché l’interno chiede più cura con la condensa e cosa cambia tra Lombardia ed Emilia-Romagna.
Cappotto interno o esterno? Se la facciata si può toccare, di solito conviene il cappotto esterno: avvolge la casa senza interruzioni e lascia i muri dalla parte calda. Il cappotto interno si sceglie quando fuori non si può o non conviene lavorare: un edificio vincolato, una facciata da conservare in centro storico, un muro sul confine, oppure poche stanze da sistemare. Non serve il ponteggio, ma toglie spazio e chiede più attenzione alla condensa: in Lombardia e in Emilia-Romagna le regole energetiche impongono di verificarla con un calcolo per ogni intervento sulle pareti esterne, e con l’isolamento interno, nei muri pieni delle case a corte e delle cascine, quel calcolo conta molto.
In zona climatica E, quella di Cremona, Lodi e Piacenza, il riscaldamento si può accendere dal 15 ottobre al 15 aprile (D.P.R. 74/2013): sono i mesi dei muri freddi, e conviene decidere con calma, prima di aprire il cantiere.
Perché, quando si può, si sceglie l’esterno
Il cappotto esterno copre la parete per intero, compresi i bordi dei solai, le travi e i pilastri annegati nel muro. Sono i ponti termici: i punti da cui il calore scappa più facilmente e dove, dentro casa, possono comparire condensa e muffa. Il muro resta caldo, in casa non si perde spazio e i lavori si fanno all’esterno. L’ENEA lo indica come la strada più efficace per isolare un edificio, e molto conveniente quando la facciata va comunque rifatta.
Il cappotto interno, invece, si interrompe a ogni solaio e a ogni muro interno che tocca la parete esterna: lì restano ponti termici da studiare. Per l’ENEA non è un intervento eccessivamente costoso, ma riduce un po’ lo spazio abitabile e può richiedere di spostare termosifoni, prese e interruttori. L’intonaco termoisolante è un’altra soluzione, con spessori e prestazioni diversi, che qui non trattiamo.
Quando l’esterno non si può fare
- Edificio vincolato. Su un bene culturale qualsiasi lavoro richiede l’autorizzazione della Soprintendenza (art. 21 del D.Lgs. 42/2004): un cappotto che cambia l’aspetto delle facciate può non essere autorizzato.
- Centro storico. In Lombardia il Piano delle regole del PGT individua i nuclei di antica formazione e fissa le caratteristiche da rispettare e le modalità di intervento (art. 10 della L.R. 12/2005; art. 10 bis nei Comuni fino a 2.000 abitanti). Per questo, nei centri storici, il cappotto esterno può essere vietato o ammesso solo a certe condizioni, fissate dal PGT del tuo Comune.
- Paesaggio e parchi. Nelle aree tutelate per legge, come i parchi regionali dell’Adda Sud, del Serio e dell’Oglio e, in molti casi, le fasce di 150 metri dai fiumi tutelati (art. 142 del D.Lgs. 42/2004), il cappotto che non crea elementi sporgenti dalla sagoma e rispetta caratteristiche architettoniche, materiali, finiture ed eventuale piano del colore non richiede l’autorizzazione paesaggistica (D.P.R. 31/2017, allegato A, punto A.2). Se cambia l’aspetto della facciata, per esempio coprendo mattoni a vista, va verificato con il Comune o, nelle zone dei parchi lombardi non affidate al Comune, con l’ente parco (art. 80 della L.R. 12/2005).
- Muro sul confine o sulla strada. Nelle case a corte e nei centri storici il muro esterno può stare sul confine o sul filo della strada: il cappotto sporgerebbe sulla proprietà del vicino o sul suolo pubblico, da chiarire prima con il vicino o con il Comune.
Quando il cappotto esterno si può fare, la legge aiuta con le misure. Negli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione, se l’isolamento porta la trasmittanza (quanto calore passa attraverso il muro) almeno il 10% sotto i limiti di legge, il maggior spessore non conta nei volumi, nelle altezze e nelle superfici. Entro quello spessore si può anche derogare alle distanze minime e alle altezze massime fissate da leggi e regolamenti, ma non alle distanze del Codice civile (art. 14, comma 7, del D.Lgs. 102/2014). La deroga riguarda misure e distanze: non supera il vincolo né le regole del PGT sull’aspetto delle facciate.
Cappotto interno: cosa chiedono le regole
In Lombardia valgono le disposizioni regionali del decreto 6437 del 15 maggio 2026, in Emilia-Romagna l’atto regionale della DGR 967/2015 aggiornato dalla DGR 792/2026. I due testi, aggiornati dal 3 giugno 2026, recepiscono il decreto nazionale sui requisiti minimi. Per il cappotto interno contano tre punti, uguali nelle due regioni:
- Condensa e muffe. Per ogni intervento sulle pareti esterne il progettista verifica, con la norma UNI EN ISO 13788, che non ci sia rischio di muffe né di condensa dentro la parete, sia nella parte corrente sia sui ponti termici. La verifica è superata se l’eventuale condensa resta sotto la quantità ammessa e non lascia residui alla fine dell’anno.
- Limiti meno severi. Nei lavori di riqualificazione energetica con isolamento dall’interno o in intercapedine i valori limite di trasmittanza sono aumentati del 30%, qualunque sia la superficie isolata.
- Altezze delle stanze. Se l’isolamento abbassa il soffitto, le altezze minime fissate dal D.M. 5 luglio 1975 si possono ridurre fino a 10 centimetri, non oltre.
Calcoli e verifiche finiscono nella relazione tecnica del progettista, che si allega alla pratica edilizia.
Attenzione alle detrazioni: per l’ecobonus il vademecum ENEA chiede i valori di trasmittanza della tabella 1 dell’allegato E del D.M. 6 agosto 2020, senza distinguere tra isolamento interno ed esterno, quindi un cappotto interno può rispettare le regole regionali e non bastare per la detrazione. Aliquote e condizioni aggiornate sono nella guida al bonus ristrutturazioni, che tratta anche l’ecobonus, e nel calcolatore delle detrazioni.
Muri in mattoni pieni: perché la condensa conta di più
Molte case a corte e cascine della pianura hanno muri pieni in mattoni, spessi e senza intercapedine: l’insufflaggio, che riempie i muri a cassa vuota, non si può fare, e la scelta è proprio tra interno ed esterno.
Con il cappotto interno il muro resta dalla parte fredda dell’isolante: d’inverno si raffredda di più, e il vapore prodotto in casa che attraversa l’isolante può condensare sulla faccia del muro, dove non si vede. La verifica di legge serve a escludere proprio questo, e va fatta sul muro com’è davvero, compresi i punti in cui solai, travi e muri interni lo toccano: serve un sopralluogo.
Se il muro è già umido, per esempio per risalita dal terreno in una casa senza vespaio, la causa va risolta prima di isolare.
Cosa cambia tra Lombardia ed Emilia-Romagna
Le regole tecniche sono le stesse; cambia quali edifici storici possono non rispettare i valori minimi di isolamento. In entrambe le regioni ne sono esclusi i beni culturali e alcuni beni paesaggistici dichiarati, come ville, giardini e centri storici (art. 136 del D.Lgs. 42/2004), quando rispettarli ne altererebbe in modo sostanziale il carattere o l’aspetto, su giudizio dell’ente che rilascia l’autorizzazione. In Lombardia l’esclusione vale anche per gli edifici non vincolati compresi in piani di recupero del Comune (punto 3.3 del decreto regionale).
Se abiti in provincia di Piacenza. In Emilia-Romagna l’esclusione vale anche per gli edifici di valore storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale individuati dal piano urbanistico (art. 4 dell’atto regionale): controlla come è classificata la casa e cosa permette il regolamento edilizio del Comune sulle facciate. I requisiti valgono anche in edilizia libera; se non c’è una pratica da presentare, la relazione tecnica la conserva il proprietario (art. 8).
Quando serve un tecnico
Sempre, e prima di scegliere: il tecnico verifica vincoli e norme del PGT o del piano urbanistico, misura muri e stanze, fa il calcolo di trasmittanza e la verifica di condensa e muffe, poi prepara relazione tecnica e pratica edilizia. Per orientarti c’è lo strumento Che permesso serve; le differenze tra le pratiche sono in CILA o SCIA.
Nella pagina Cappotto e isolamento termico trovi come si organizza il lavoro, dal sopralluogo al calcolo termico fino alla posa, sia all’esterno sia all’interno.
Domande frequenti
In una casa vincolata il cappotto interno si può fare liberamente?
No, se l’edificio è un bene culturale: l’autorizzazione della Soprintendenza serve per lavori di qualunque genere, anche all’interno (art. 21 del D.Lgs. 42/2004). Se il vincolo è solo paesaggistico, le opere interne che non cambiano l’aspetto esterno non richiedono l’autorizzazione paesaggistica (D.P.R. 31/2017, allegato A, punto A.1). Restano le regole energetiche e quelle edilizie del Comune.
La verifica della condensa serve anche per il cappotto esterno?
Sì: le regole di entrambe le regioni la chiedono per ogni intervento sulle pareti che separano la casa riscaldata dall’esterno. Con il cappotto esterno, però, il muro resta dalla parte calda dell’isolante; con quello interno resta dalla parte fredda, ed è lì che la verifica pesa di più.
Si può isolare dall’interno una sola stanza?
Sì. Nei lavori di riqualificazione i requisiti energetici valgono solo per le pareti su cui si interviene. La verifica di condensa e muffe, però, va fatta anche nei punti in cui la parete isolata incontra solai e muri interni, che sono i più delicati.
Fonti
- D.Lgs. 4 luglio 2014, n. 102, art. 14, comma 7: maggiori spessori e deroghe su volumi e distanze (Normattiva)
- Regione Lombardia: decreto n. 6437 del 15 maggio 2026, Disposizioni per l’efficienza energetica degli edifici in vigore dal 3/6/2026, punti 3.3, 4.8, 5.1, 5.3, 5.5 e 8.3
- Regione Emilia-Romagna, DGR 25 maggio 2026, n. 792: testo aggiornato dell’atto di coordinamento sui requisiti minimi (DGR 967/2015), artt. 4, 5 e 8 e allegato 2, art. 1 e punti A.1 e D.1.6 (BURERT n. 145 del 5/6/2026, parte seconda)
- L.R. Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, artt. 10, 10 bis e 80: Piano delle regole, nuclei di antica formazione, autorizzazione paesaggistica nei parchi (Norme Lombardia)
- D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, artt. 21, 136 e 142 (Normattiva)
- D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, allegato A, punti A.1 e A.2: interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica (Normattiva)
- ENEA: sistemi di isolamento termico delle pareti (dall’esterno, dall’interno, in intercapedine); pagina informativa, la detrazione indicata non è aggiornata
- ENEA: vademecum Ecobonus, coibentazione delle strutture opache (aggiornamento 23/9/2026)